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 Archeologia: ARCHEOLOGIA: ABU SIMBEL,SALVATAGGIO EPICO DI 50 ANNI FA

Egitto

 IN MOSTRA AL CAIRO LE IMMAGINI DEL TRASFERIMENTO DEI TEMPLI

(di Remigio Benni)



E' una mostra fotograficaapparentemente come tante altre, quella riaperta nei giorni scorsi nei locali della restaurata Sama'Khana, scuola medioevale e teatro dei dervisci mevlevi, nel cuore del Cairo islamico.Ma sono i contenuti storici ed emotivi che ne costituiscono lasingolarita' e l'unicita': i lavori per salvare dalle acque delLago Nasser, che salivano inesorabilmente dopo la costruzionedella diga di Assuan, i due templi di Abu Simbel, fatticostruire in fondo all'Egitto dal faraone Ramesse II intorno al1250 avanti Cristo.

Era il 1964 quando, dopo un allarme lanciato dall'Unesco,2.000 operai guidati da una schiera di ingegneri, archeologi earchitetti conoscitori della storia - molti italiani, tra iquali anche alcuni cavatori di marmo delle Alpi Apuane e daVagli Sotto (Lucca) - diedero avvio all'impresa epica ditrasferire il Tempio Maggiore ed il Tempio Minore nei quali 3200anni prima il faraone aveva immortalato la propria immagine (inquattro statue gigantesche) e quella della regina Nefertari,dedicandole l'unico tempio mai realizzato per un reginanell'antico Egitto. Scopo dell'impressionante costruzione fuquello - scrivono gli storici - di intimidire i vicini Nubiani edi commemorare la battaglia storica di Qadesh. Nel cinquantenario della fine dei lavori della colossaleoperazione l'esposizione delle foto, curata dalla Camera diCommercio di Roma in collaborazione con l'associazione culturaleWorld Wide Artists Gallery e presentata in anteprima ad Assuannel marzo 2009, e' stata ripresentata al Cairo prima di essereportata a Parigi e poi in altre capitali europee durante l'anno.''Quante volte in quei quattro anni di lavori ci siamo chiestise saremmo riusciti a portarla a termine quella faticaimmane!'', ricorda con accento nostalgico l'ingegnere MedhatIbrahim, illustrando la mostra riproposta in questi giorni esottolineando il contributo degli italiani.

 Ad esempio lespeciali reti metalliche per imbragare i blocchi di marmorealizzate da un ditta di Lonigo (Vicenza), o l'impegno profusodall'Impregilo. Da un serioso ed elegante operaio barbuto in canottiera ecappello a larghe tese che impugna con decisione il manico diuna grande sega per tagliare la delicata arenaria checostituisce il materiale delle statue dei templi,all'improbabile immagine di una enorme testa di Ramesse senzafaccia, appena dopo il taglio, fatto proprio con una di quelleseghe, utilizzate perche' lo spessore dei tagli fosse il minorepossibile. La suddivisione dei monumenti in ben 1042 blocchi,ciascuno del peso da 20 a 30 tonnellate, documentata indettaglio dalle foto esposte, consenti' di realizzare ilpoderoso lavoro di innalzamento dei templi 65 metri piu' in su e280 metri piu' all'interno, dalle sponde originarie del Nilo,che nel frattempo in conseguenza della diga si stavanoprogressivamente innalzando. Tutto senza l'aiuto di nessunadelle tecnologie moderne (gps, mezzi di movimento terra ed altrimacchinari computerizzati, apparati elettronici). Al punto cheper garantire che non fossero commessi errori di posizionamentodei templi rispetto a quello originale, gli ingegneriutilizzarono come punto di riferimento una stella. Tra le altre, una foto documenta la durezza della vita dellemaestranze occupate che dovettero arrangiarsi, almeno nelle fasiiniziali, a vivere sotto tende o su barconi appena attrezzati, elavorando a temperature che durante l'estate oscillano tra i 40e i 50 gradi. I lavori si conclusero nel settembre 1968 ecostarono complessivamente 40 milioni di ore di lavoro e 40milioni di dollari dell'epoca.

 ''Fu un'impresa difficilmente ripetibile - sottolineaCostanza De Simone, rappresentante dell'Unesco, l'organizzazioneche inseri' nel '79 i templi nell'elenco dei monumentipatrimonio mondiale dell'umanita' - mentre una meno colossale,ma altrettanto importante storicamente e culturalmente sarebbeauspicabile fosse finanziata oggi almeno da qualcuno dei 113paesi che si impegnarono allora per Ramesse II: e' per salvareun'isoletta nel mezzo del Lago Nasser che si chiama Qasr Ibrimed e' l'unico sito originale nubiano ancora esistente, cheraccoglie testimonianze dall'epoca faraonica a quella islamicatarda. E' una sequenza archeologica tra le piu' ricche dellaNubia, che sarebbe proprio un peccato andasse persa!''.

 
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