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 Solidarietà: SIAMO STATI NEL DARFUR

Sudan

LASCIATA IL SUDAN IN PACE

SIAMO STATI NEL DARFUR

IL SUDAN CONTA SULL’APPOGGIO DELLA CINA E DELLA RUSSIA CHE SFRUTTANO INSIEME LE RISORSE DEL PAESE IN PARTICOLARE IL PETROLIO.

Di Talal Khrais



Abbiamo appena terminato una visita giornalista in Sudan e abbiamo avuto la possibilità di visitare il darfur e incontrare molta gente,organizzazioni umanitarie e politici di tutti gli schieramenti. Nei confronti del Sudan esiste una campagna di disinformazione, perché, forse, è stato l’unico Paese nell’Africa che ha avuto l’orgoglio di essere un Paese indipendente e scegliere suoi alleati nel Mondo. I Sudan ha scelto la Cina e la Malesia e la Russia che nnei momenti più difficili sonno stati al suo fianco,mentre Paesi occidentali e gli Stati Uniti cercavano di dominare suoi risorse e controllare la sua politica offrendo solo pseudo aiuto. Gli Occidentali accusano il Sudan di non essere un Paese democratico, sembra che l’Africa un paradiso di democrazia.

 Accusano il suo Presidente di essere addirittura “responsabile” di genocidi, mentre tutto il Mondo,compreso l’ONU elogiano la collaborazione del Paese Arabo ed Africano nel stabilire la pace e la sicurezza nella regione del Darfur. Noi stessi abbiamo visitato il campo dei profughi di Abou Shok nello Stato del Darfur. C’erano 60 mila profughi,oggi,35 dopo un anno di straordinario sforzo dello Stato Sudanese insieme alle Nazioni Uniti. Non esagero se dico che tutto il Paese è a fianco del suo leader Omar Hassan Al Bashir contro la decisione della Corte penale internazionale dell'Aja,che ha riaperto il fascicolo sul presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir il 3 febbraio.

Il Sudan, oggi si sente forte anche perché ha tutto il sostegno della Cina e della Russia che sfruttano insieme le risorse del Paese in particolare il petrolio. Oggi,l’opinione pubblica internazionale teme che l’indipendenza del Sud diventi una polveriera in Africa,sono contrari alla separazione. LO Stato Centrale accetterà l’esisto del referendum sulla separazione in conformità all’accordo di Nivashha che prevede un referendum nel gennaio del 2011 sulla separazione del Sud o non della patria madre. I problemi già cominciati dal 2005 da quando esiste uun governo autonomo nel Sud. La parte meridionale senza lo Stato Centrale vive,quasi una guerra civile tra la più grande Tribù la Denga e le altre tribù minori.

Lo stesso segretario dell’ONU invita per l’unità del Paese. La maggiore parte dei leader del SPLA,come Silva Keer sono,oggi più che mai a questa separazione discordia. L’Egitto il Paese,il più moderato nel Mondo Arabo,avverte del Coas, e delle guerre confessionali che nnon avranno confine.

 Abbiamo avvertito con note e consigli che la riapertura,il 3 febbraio del caso al Bashir,da parte della Corte penale internazionale dell'Aja,che ha riaperto il fascicolo sul presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir,su cui pende un'accusa di genocidio,congelata da un ricorso per insufficienza di prove,un fatto politico puro e molto grave conferma i due pesi e due misure che vengano praticati in Medioriente e in Africa.

Sappiamo bene che la questione non è giuridica ma ben politica: si vuole fare pressioni sul processo elettorale in aprile scorso,far perdere le elezioni presidenziali e politiche ai partiti filo governativi, un strumento, una spada per piegare il partito del presidente.

 
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