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 Personaggi: Suor Virginie, la Madre Teresa della Beckaa.

Libano

Una giornata con i piccoli ospiti della Maison notre Dame des dons pur l’enfant heureux, dove i bambini orfani e abbandonati trovano una casa e una vera famiglia.

Testo e foto di Elisa Di Benedetto



Poco lontano da Zahle, la “sposa della Beckaa”, sulla collina di Ksara affacciata sui rigogliosi vigneti, c’è una casa speciale. Vi abitano poco più di cento fra bambini e ragazzi, ma il loro numero, purtroppo, aumenta di giorno in giorno. Fanno tutti parte della stesso famiglia. E’ la famiglia Malouf. Il capostipite è Suor Virginie Maalouf, Maman Virginie, come la chiamano i piccoli residenti. Nella serenità delle sale ordinate e accoglienti, nella gioia dell’area adibita al gioco di “Maison notre Dame des dons pur l’enfant heureux” – La Casa Nostra signora dei doni per il bambino felice - Suor Virginie accoglie orfani, bambini abbandonati, “bambini di strada” e quei “figli della guerra” che il Libano ha partorito in anni di conflitti. Tra di loro si chiamano “fratello” e “sorella”, indipendentemente dalla provenienza e dalla confessione religiosa.

Suor Virginie accoglie una delegazione di Assadakah alla Maison de notre Dame des dons pur l'enfant heureux

Bambini cristiani, musulmani, drusi, condividono i momenti di gioco e di crescita nella struttura costruita nel 1980, dopo una prima esperienza nel 1970 a Hoch El Omara, per creare un luogo in cui si potesse respirare un’atmosfera diversa da quella fredda e impersonale degli orfanotrofi classici in cui aveva operato e mettere a disposizione una vera casa e una vera famiglia per i piccoli senza genitori. Grazie all’aiuto di alcuni generosi amici, nacque così la “Maison de Notre Dame des dons pour l’enfant heureux”. “Questa casa fu dapprima un modesto appartamento di quattro stanze in cui, durante la guerra, oltre cinquanta bambini trovarono rifugio”, racconta Suor Virginie ricordando i primi anni di attività. “Per circa un mese, i bombardamenti impedirono qualsiasi uscita. Dietro alle persiane chiuse, terrorizzata dal rumore delle bombe, questa grande famiglia nascente si dovette accontentare di mangiare spaghetti sconditi, fortunatamente immagazzinati prima del “diluvio di fuoco”. Nel 1987, Suor Virginie ha ottenuto i materiali necessari per la costruzione di una grande casa di 880 mq. Si è indebitata per acquistare il terreno e pagare i lavori, e qualche aiuto e donazione locale hanno permesso di raggiungere il budget richiesto.

“Ho sempre vissuto qui”, racconta Joe, che oggi ha 18 anni e frequenta l’università a Beirut, dove studia “Hotel management”. Aveva solo un’ora di vita quando è stato accolto in quella che sarebbe diventata la sua casa. E’ qui che torna ogni fine settimana, quando è libero dagli impegni universitari e può ritrovare la sua famiglia e aiutare Suor Virginie e le persone che lavorano nella struttura per garantire ai piccoli ospiti una vita dignitosa e, soprattutto, un futuro. Assieme agli educatori, le ragazze più grandi - di età fra i 14 e i 22 anni - aiutano Madre Virginie a occuparsi dei più piccoli. Tre impiegati, un autista e due cuoche completano il personale della struttura.

La giornata comincia alle cinque, per permettere a tutti di andare in bagno – vi sono solo quattro bagni per le esigenze di oltre cento persone - e prepararsi per la scuola. La mancanza di mezzi di trasporto costringe infatti a effettuare più viaggi con l’unico pulmino a disposizione, con conseguente perdita di tempo e denaro. Dopo la scuola, nel pomeriggio, ci si dedica allo studio, al gioco e alle attività educative e ricreative extrascolastiche, come le lezioni di canto e di musica, che hanno dato vita a una piccola corale che anima la messa della domenica nella chiesa di Zahle, ma anche gli spettacoli e le serate organizzate all’orfanotrofio. La formazione musicale completa l’eccellente educazione data da madre Virginie ai suoi bambini, e la giornata finisce con i canti e le preghiere collettive davanti alla statua della Vergine collocata all’ingresso della casa e quella situata nella piccola grotta artificiale accanto alla struttura.

                                       

I bambini fanno i compiti in compagnia                   La statua della Vergine Maria

“L’istruzione è fondamentale per la crescita dei bambini”, commenta Suor Virginie, sottolineando che una buona istruzione deve essere garantita tutti. “E’ giusto che ogni bambino abbia le stesse possibilità e abbia accesso all’istruzione senza discriminazioni”. Dalla scuola materna alla scuola elementare, fino il diploma e poi l’università.Il sabato e la domenica sono invece dedicati alla realizzazione di piccoli oggetti di artigianato, che i bambini costruiscono con le proprie mani, esprimendo la propria creatività e fantasia: ricami, oggetti in legno, decorazioni pasquali e natalizie, ma anche decorazioni per abbellire e rendere accogliente l’orfanotrofio. Un modo per insegnare ai bambini il valore del lavoro e impiegare il tempo libero in modo utile.

Alcuni oggetti realizzati dai bambini e dai ragazzi

Proprio in questi giorni si respira grande fermento a casa Maalouf. Tutti sono impegnati nella preparazione di decorazioni per un evento speciale: il 10 agosto si sposerà la sorella di Joe. Prima di lei, altre 47 ragazze ospiti dell’orfanotrofio si sono sposate e oggi continuano a far parte della grande famiglia Maalouf, che conta oltre 400 membri, considerati tutti i bambini e le bambine che sono stati ospiti della struttura. Molti di loro oggi vivono altrove e hanno una propria famiglia, ma fanno regolarmente visita a Maman Virginie e ai loro “fratellini” e “sorelline”. Per rafforzare il legame che la unisce ai suoi bambini, madre Virginie ha adottato tutti coloro che sono orfani di padre e di madre – è il caso di 16 ragazzi e ragazze di età compresa fra gli 1 e i 22 anni che vivono tuttora con lei – e ha donato loro il suo cognome.

Dietro ai sorrisi, alle grida di gioia, si celano storie di solitudine e violenze, storie troppo grandi per dei bambini che dovrebbero conoscere solo l’affetto, l'amicizia e il gioco. La storia di Mosè è tutta nel suo nome: è stato ritrovato lungo un fiume e poi accolto da Maman Virginie. E’ invece una storia di profonda solitudine quella di Charbel, abbandonato al suo destino e cresciuto per tre anni in mezzo alla natura. E’ difficile immaginare le violenze subite dalla piccola Fatima, di cui hanno ripetutamente abusato quando aveva solo tre anni. Oggi, grazie alle cure e all’amore di Suor Virginie e della sua grande famiglia, stanno ritrovando il sorriso.

Dietro alla serenità dell’orfanotrofio e alla normalità che Suor Virginie e i suoi collaboratori sono riusciti a creare, ci sono anche i grandi sforzi per superare le difficoltà quotidiane nel gestire la struttura: assicurare il cibo e l’istruzione a bambini e ragazzi, garantire loro un luogo dignitoso in cui vivere, pagare le bollette e le rette scolastiche. E poi ci sono la manutenzione e la necessità di sostituire i computer ormai obsoleti e acquistare l’arredamento per le aule studio. Ad aggravare la situazione contribuiscono le infiltrazioni d’acqua che hanno provocato un notevole deterioramento degli intonaci, in particolare nelle camere. L’insufficienza di energia elettrica rende inoltre necessario un generatore per evitare danni alla conservazione del cibo nei mesi più caldi e garantire il riscaldamento nei mesi invernali.

Maggiori risorse economiche servono per il completamento della nuova ala della struttura, cominciata tre anni fa e oggi sospesa, per offrire ai ragazzi più grandi un alloggio separato da quello delle ragazze. Uno spazio ideato e progettato da madre Virginie, che ha pensato proprio a tutto, preoccupandosi anche dello stato d’animo dei giovani ospiti. Oltre alle camere e alle aule studio ha previsto infatti degli “spazi in cui anche gli spazi dell’anima possano trovare una loro dimensione”, attraverso attività e luoghi che li aiutino a dimenticare le sofferenze: una piccola sala in cui raccogliersi in preghiera, spazi comuni, una graziosa pergola rilassarsi.

Per pagare i suoi debiti e far vivere la sua grande famiglia, Madre Virginie ha avuto l’dea di aprire nella sua casa un asilo e una colonia estiva per i bambini delle vicinanze: La Garderie, a cui i genitori possono affidare i figli durante le ore lavorative. Ma La Garderie non è solo un modo per recuperare nuove risorse: è anche uno strumento fondamentale per favorire l’integrazione dei bambini ospiti dell’orfanotrofio con i loro coetanei e la comunità locale. Ai momenti di gioco si aggiungono le altre iniziative organizzate per facilitare il contatto tra i bambini ed eliminare le differenze, come la colonia estiva o le giornate sulla neve nei mesi invernali.

I bambini in un momento di gioco

Le difficoltà, seppur numerose, non scoraggiano Suor Virginie, che, con l'aiuto di chi ha a cuore il futuro dei bambini accolti a “Maison notre Dame des dons pur l’enfant heureux”, continua nel suo impegno perché possano continuare ad essere davvero felici. Ed è proprio per la forza d’animo, la sensibilità e la volontà che la contraddistinguono che Suor Virginie è conosciuta nella Beckaa come una nuova “Madre Teresa”.

Servizio Fotografico esclusivo di Elisa Di Benedetto:

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 Suor Virginie

 

 la mensa

 
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